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Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни

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più delle genti; altri uomini sono facitori d’esse opere, come Virgilio fece il libro dell’Eneida, e Stazio fece il libro della Tebaida, e Ovidio fece il libro Methamorphoseos, e Omero fece l’Odissea e l’Iliade. Questi adunque, che ferno l’opere, furono poeti, cioé facitori di dette opere che noi leggiamo; e noi siamo i leggitori, e loro furono i facitori. E quando sentiamo lodare un valent’uomo di studii e di lettere, usiamo dimandare: – Fa egli alcuna cosa da sì, lascerà egli alcuna opera da sй composta e fatta? – Poeta и adunque colui che fa alcuna opera, cioи autore e componitore di quello che altri legge. Potrebbe dire qui alcuno, che, secondo il parlar mio, il mercatante che scrive le sue ragioni e fanne libro, sarebbe poeta; e che Tito Livio e Salustio sarebbero poeti, perocché ciascun di loro scrisse libri e fece opere da leggere. A questo rispondo: che fare opere poetiche non si dice se non in versi; e questo addiviene per eccellenza dello stile, perocché le sillabe e la misura e il suono и solamente di chi dice in versi, e usiamo di dire in nostro vulgare: – Costui fa canzone e sonetti; – ma per iscrivere una lettera a’ suoi amici, non diremo che lui abbia fatto alcuna opera. Il nome del poeta significa eccellente e ammirabile stile in versi, coperto e adombrato da leggiadria e alta finzione; e come ogni presidente comanda e impera, ma solo colui si chiama Imperadore ch’и sommo di tutti, così chi compone opere in versi, ed и sommo ed eccellentissimo nel comporre tali opere, si chiama Poeta. Or questa и la verità certa e assoluta del nome e dell’effetto de’ poeti; lo scrivere in istile litterato o vulgare non ha a fare al fatto, né altra differenza и se non come scrivere in greco o in latino.

12

Ciascuna lingua ha sua perfezione, e suo suono, e suo parlare limato e scientifico; pur, chi mi domandasse per che cagione Dante più tosto elesse scrivere in vulgare che in latino e litterato stilo, risponderei quello che и la verità: cioè che Dante conosceva se medesimo molto più atto a questo stilo vulgare e in rima, che a quello latino o litterato. E certo molte cose sono dette da lui leggiadramente in questa rima vulgare, che né arebbe potuto, né arebbe saputo dire in lingua latina e in versi eroici. La prova sono l’Egloghe da lui fatte in versi esametri, le quali posto sieno belle, nientedimanco molte ne abbiamo vedute più vantaggiatamente scritte. E, a dire il vero, la virtù di questo nostro poeta fu nella rima vulgare, nella quale и eccellentissimo sopra ogn’altro; ma in versi latini e in prosa, non aggiunge a pena a quelli che mezzanamente hanno scritto. La cagione di questo и, che il secolo suo era dato a dire in rima; e di gentilezza di dire in prosa o in versi latini, niente intesero gli uomini di quel secolo, ma furon rozzi e grossi, e senza perizia di lettere; dotti nientedimeno in queste discipline al modo fratesco e scolastico.

13

Cominciossi a dire in rima, secondo scrive Dante, innanzi a lui circa anni centocinquanta; e furono i principi in Italia Guido Guinizzelli bolognese, e Guittone cavaliere Gaudente d’Arezzo, e Bonagiunta da Lucca, e Guido da Messina, i quali tutti Dante di gran lunga soverchia di sentenze, e di politezza, e d’eleganza, e di leggiadria in tanto, che и opinione di chi intende, che non sarà mai uomo che Dante vantaggi in dire in rima. E veramente egli и mirabil cosa la grandezza e la dolcezza del dire suo prudente, sentenzioso e grave, con varietà e copia mirabile, con scienza di filosofia, con notizia di storie antiche, con tanta cognizione delle storie moderne, che pare ad ogni atto essere stato presente. Queste belle cose, con gentilezza di rima esplicate, prendono la mente di ciascuno che legge, e molto più di quelli che più intendono. La finzione sua fu mirabile, e con grande ingegno trovata; nella quale concorre descrizione del mondo, descrizione de’ cieli e de’ pianeti, descrizione degli uomini, meriti e pene della vita umana, felicità e miseria e mediocrità di vita intra due estremi; né credo che mai fosse chi prendesse più ampia e fertile materia da poter esplicar la mente d’ogni suo concetto, per la varietà delli spiriti loquenti di diverse ragioni di cose, di diversi paesi e di varii casi di fortuna. Questa sua principale opera cominciò Dante avanti la cacciata sua, e di poi in esilio la finì, come per essa opera si può vedere apertamente.

Scrisse ancora Canzone morali, e Sonetti: le canzone sono perfette e limate e leggiadre, e piene d’alte sentenze; e tutte hanno generosi cominciamenti, siccome quella canzona che comincia: Amor, che muovi tua virtù dal Cielo – Come il Sol lo splendore, dove fa comparazione filosofica e sottile intra gli effetti del sole e gli effetti d’Amore; e l’altra che comincia: Tre donne intorno al cor mi son venute, e l’altra che comincia: Donne, ch’avete intelletto d’Amore. E così in molte altre canzone и sottile e limato e scientifico; ne’ sonetti non и di tanta virtù.

Queste sono l’opere sue vulgari; in latino scrisse in prosa e in verso: in prosa un libro chiamato Monarchia, il quale и scritto a modo disadorno, senza niuna gentilezza di dire. Scrisse ancora un altro libro intitolato De vulgari Eloquentia; ancora scrisse molte Epistole in prosa; in versi scrisse alcune Egloghe, e ‘l principio del libro suo in versi eroici; ma non gli riuscendo lo stile, non lo seguì.

14

Morì Dante nel 1321, a Ravenna. Ebbe Dante tra gli altri un suo figliuolo chiamato Piero, il quale studij in legge e divenne valente; e per propria virtù, e per lo favore della memoria del padre si fece grand’uomo, e guadagnò assai, e fermò suo stato a Verona con assai buone facultà. Questo messer Piero ebbe un figliuolo chiamato Dante, e di questo Dante nacque Lionardo, il quale oggi vive, ed più ha figliuoli.

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