Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни
9
Essendo in questa speranza Dante di ritornare per via di perdono, sopravvenne l’elezione di Arrigo di Luzimborgo imperadore, per la cui elezione prima, e poi per la passata sua, essendo tutta Italia sollevata in speranza di grandissima novità, Dante non poté tenere il proposito suo dell’aspettare grazia, ma levatosi con l’animo altero, cominciò a dir male di quei che reggevano la terra, appellandoli scellerati e cattivi, e minacciando loro la debita vendetta per la potenza dello ‘mperadore contra la quale diceva esser manifesto loro non avere alcuno scampo. Pure il tenne tanto la riverenza della patria, che venendo lo ‘mperadore contra Firenze, e ponendosi a campo presso la porta, non vi volle essere, secondo lui scrive, contuttoché confortator fusse stato di sua venuta. Morto dipoi lo ‘mperadore Arrigo, il quale nella seguente state morì a Buonconvento, ogni speranza al tutto fu perduta da Dante: perocché di grazia lui medesimo si avea tolto la via per lo parlare e scrivere contro i cittadini che governavano la republica, e forza non ci restava, per la quale piщ sperar potesse: sм che, deposta ogni speranza, povero assai trapassò il resto della sua vita, dimorando in varii luoghi per Lombardia e per Toscana e per Romagna, sotto il sussidio di varii Signori, per infino che finalmente si ridusse a Ravenna, dove finì la sua vita.
10
Poiché detto abbiamo delli affanni suoi publici, e in questa parte mostrato il corso di sua vita, diremo ora del suo stato domestico e de’ suoi costumi e studij.
Dante, innanzi la cacciata sua di Firenze, contuttoché di grandissima ricchezza non fosse, nientedimeno non fu povero, ma ebbe patrimonio mediocre, e sufficiente a vivere onoratamente. Ebbe un fratello chiamato Francesco Aldighieri; ebbe moglie, come di sopra dicemmo, e piщ figliuoli, de’ quali ancora oggi resta successione e stirpe, come di sotto faremo menzione. Case in Firenze ebbe assai decenti, congiunte con le case di Geri di messer Bello suo consorto; possessioni in Camerata e nella Piacentina ed in Piano di Ripoli: suppellettile abbondante e preziosa, secondo lui scrive.
Fu uomo molto pulito, di statura decente e di grato aspetto, e pieno di gravità: parlatore rado e tardo, ma nelle sue risposte molto sottile. La effigie sua propria si vede nella chiesa di Santa Croce, quasi al mezzo della chiesa dalla mano sinistra andando verso l’altar maggiore, e ritratta al naturale ottimamente, per dipintore perfetto del tempo suo.
Dilettossi di musica e di suoni, e di sua mano egregiamente disegnava; fu ancora scrittore perfetto, ed era la lettera sua magra e lunga e molto corretta, secondo io ho veduto in alcune epistole di sua mano propria scritte.
Fu usante in giovanezza sua con giovani innamorati, e lui ancora di simile passione occupato, non per libidine, ma per gentilezza di cuore; e ne’ suoi teneri anni versi d’amore a scrivere cominciò, come veder si puoté in una sua operetta vulgare, che si chiama Vita Nuova. Lo studio suo principale fu poesia, ma non sterile, né povera, né fantastica; ma fecundata e inricchita, stabilita da vera scienza e da moltissime discipline.
11
E per darmi ad intendere meglio a chi legge, dico che in due modi diviene alcuno poeta. Un modo si и per ingegno proprio agitato e commosso da alcuno vigore interno e nascoso, il quale si chiama furore e occupazione di mente: darò una similitudine di quello che io vo’ dire: beato Francesco non per iscienza, né per disciplina scolastica, ma per occupazione e astrazione di mente, sì forte applicava l’animo suo a Dio, che quasi si trasfigurava oltre al senso umano, e conosceva di Dio più che né per istudio né per lettere cognoscono i teologi; così nella poesia, alcuno per interna agitazione e applicazione di mente poeta diviene; e questa si и la somma e la più perfetta spezie di poesia: e onde alcuni dicono i poeti essere divini, e alcuni li chiamano sacri, e alcuni li chiamano vati. Da questa astrazione e furore che io dico, prendono l’appellazione; gli esempii li abbiamo da Orfeo e da Esiodo, de’ quali l’uno e l’altro fu tale, quale di sopra и stato da me raccontato; e fu di tanta efficacia Orfeo, che e sassi e selve moveva con la sua lira; ed Esiodo, essendo pastore rozzo e indotto, solamente bevuta l’acqua della fonte Castalia, senz’altro studio poeta sommo divenne: del quale abbiamo l’opere ancora oggi, e sono tali, che niuno de’ poeti litterati e scientifici lo vantaggia. Una spezie adunque di poeti и per interna astrazione ed agitazione di mente; l’altra spezie и per iscienza, per istudio, per disciplina ed arte e per prudenzia: e di questa seconda spezie fu Dante; perocché per istudio di filosofia, teologia, astrologia ed arismetica e geometria, per lezioni di storie, per revoluzione di molti e varii libri, vigilando e sudando nelli studii, acquistò la scienza la quale dovea ornare ed esplicare con li suoi versi.
E perché della qualità de’ poeti abbiamo detto, diremo ora del nome, per lo quale ancora si comprenderà la sustanzia: contuttoché questa sono cose che mal si possono dire in vulgare idioma; pur m’ingegnerò di darle ad intendere, perché, al parer mio, questi nostri moderni poeti non l’hanno bene intese; né é maraviglia, essendo ignari della lingua greca. Dico adunque, che questo nome Poeta и nome greco, e tanto viene a dire, quanto Facitore. Per aver detto insino a qui, conosco che non sarebbe inteso il dir mio; sì che più oltre bisogna aprire l’intelletto. Dico adunque de’ libri e delle opere poetiche.
Alcuni uomini sono leggitori dell’opere altrui, e niente fanno da se, come addiviene al